Sentenza d'appello a Sassari, conferma condanna: una vera chicca - EMERGENZA MAGISTRATURA

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Sentenza d'appello a Sassari, conferma condanna: una vera chicca

STATUTO BANCO SARDEGNA > Elenco imperdibile dei procedimenti penali scaturiti dallepisodio 17/10/90

PROCESSO D'APPELLO A SASSARI E SENTENZA DI CONFERMA DELLA CONDANNA PRONUNCIATA DAL PRETORE

Di tutto. Di tutto hanno fatto i magistrati per non emettere per iscritto i loro giudizi tecnici ssullo statuto (una schifezza non solo di statuto).


Dunque la sentenza del preetore di Sassari viene appellata. Nell'atto d'appello (o meglio negli atti d'appello), c'è di tutto. C'è tra l'altro un'ennesima inoppugnabile dimostrazione tecnica, (statuto, anzi statuti comparati alla mano), che lo statuto 18/10/90 non era in linea con la legge Amato. Ma anzi era una incredibile ed incresciosa riadozione dello statuto-istituzione. Superato o meglio condannato da tutte le dottrine, e dalla legge Amato, come la madre di tutti i mali, i clientelismi, gli sprechia carico di Pantalone, le bassezze, le farse bancarie, ecc.). Negli atti d'appello c'è stata la dimostazione che lo statuto 18/10/90 era stato congegnato in maniera tale da cancellare, (com'era infatti avvenuto), il Banco di Sardegna dall'elenco degli istituti beneficiari della distribuzione, (gratis), i quella bazzeccola di 5.800 miliardi di lire in cinque anni.

Negli atti sul tavolo della corte da'eppello fin dal primo minuto c'è stata la dimostrazione tecnica che lo statuto 18/10/90 era un male sì, ma del tipo di quelli chiamati "non tutto il male viene per nuocere". Perchè effettivamente portava con se qualcosa di buono, anzi di succulento: la possibilità che gli approvatori del "nuovo" statuto conservassero le loro immeritate poltrone per alcuni anni.  (In effetti la classe politica sarda ha continuato, dopo il 1990,  a gestire disastrosamente il Banco per circa altri dieci anni.

L'assenza di banche regionali (dal 2000 circa) concorre, e lo fa ancor oggi (2017) ad alimentare i disagi, la povertà, il sottosviluppo e la disoccupazione in Sardegna.

Dunque tutte quelle dimostrazioni tecniche c'erano. Se la corte d'appello di Sassari avesse voluto distriggerle avrebbe dovuto usare espressioni tragicomiche. Tali da far perdere, per tutta la vita professionale ed oltre, ogni credibilità a chi, magistrato o no, le avesse tentate.

Era dunque interesse tecnico dell'accusa e della parte civile, costituitasi in massa con principi del foro anche in appello, evitare che la corte entrasse nel merito dello statuto per rispondere alle mazzate inferte allo statuto stesso (ed alla sua approvazione), dall'imputato.

Durante l'unica udienza, ne il pg ne alcuno dei tre giudici ha fiatato, sullo statuto.

Il pg ha ri-chiesto l'assoluzione insistendo sulla trita, bocciata, improponibile, patetica tesi del "Non può essere reato la minaccia d'esposto alla procura".

La parte civile ha chiesto la conferma della condanna. Ma sullo statuto, niet. Nulla di nulla.




Ma vedete sotto cosa fa la sentenza per (credere di) poter dire che l'esame dello statuto è irrilevante. Quindi non serve farlo.

Cosa fa? UN' INVENZIONE. FA UN'INVENZIONE DA FAR IMPALLIDIRE L'INVENZIONE DELLA RUOTA ROTONDA  


Ecco come, tecnicamente,  la corte d'appello di Sassari, si libera dall'obbligo, che processualmente aveva, di commentare il nocciolo del problema, che era lo statuto.

Mi permetto di fare una premessa: il mio parere è che se la corte d'appello avesse potuto dire : lo statuto non è come pretestuosamente dice (dicendo stupidaggini) l'imputato. Per i seguenti motivi ....

Bè, se la corte sassarese avesse potuo, lo avrebbe fatto. Lo avrebbe fatto perchè  ciò avrebbe confortato, motivato, giustificato, avvalorato il dispositivo d'appello di conferma della condanna.
Ma non lo ha potuto fare. Non ha potuto dire perché non avrebbe trovato le parole, che lo statuto non era come lo dipingeva l'imputato ("istituzione"). Ma era, invece, come diceva il cdA, e cioè di natura giuridica "impresa". Che era in linea con la legge Amato, che non aveva fatto perdere al Banco i miliardi-Amato, ecc..

Ma la corte gioca in casa. Gioca a Sassari, a Cagliari, a Roma, nel CSM, nell'ANM. In poche parole: in casa.

Come si sa, ognuno in casa propria fa quel che crede. E la corte dichiara che l'esame dello statuto non si fa perchè non serve.

Ecco le parole: a riga di pagina della sentenza:

Il mio commento: da accaponare la pelle, perchè dimostra che siamo tutti ostaggi dell'impunibile casta che è la magistratura.

Pqm

1.- Qual'è il reato da lui stesso commesso che il minacciante Porcu voleva coprire con le tefonate del 17/10/90? Non si sa. Non si perchè non esiste;

2.- Di questo "reato" attribuito in sentenza al minacciante Porcui non s'è mai sentito parlare da nessuna parte. Non nella denuncia 12/11/90 a carico Porcu. Non nella istruttoria iniziale, non nel processo di primo grado, e nemmeno nel processo d'appello.
Non c'è nella carte e nemmeno nelle espressioni del pg, delle partui civili e delal difesa. E' un'invenzione della corte d'appello.

Un'invenzione scodellata nella sentenza. A processo finito, quando l'impitato (ne altri) hanno più possibilità d'interloquire.

 
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