In aula Pretore SORO - EMERGENZA MAGISTRATURA

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In aula Pretore SORO

STATUTO BANCO SARDEGNA > Elenco imperdibile dei procedimenti penali scaturiti dallepisodio 17/10/90 > Livello 43

Finalmente, nel palazzo di giustizia di Sassari s'apre un noioso dibattimento pubblico.
PRETORE dr.ssa Ida SORO.

Il pm apre la seduta. NON entra nel merito, e ritepe la solita litania che gli consente di NON entrare nel merito della "minaccia" 17/10/90:  la minaccia di un epsosto alla procura nion è reato.
Oplà: lo statuto, il Banco, la Sardegna, l'imputato, sonos serviti.

Dunque anche se fosse vero quanto dichiarato dall'imputato,e cioè che lo statuto è stata una carognata a danno della Sardegna, giovevole solo alle immeritate poltrone di chi lo statuto aveva approvato, e se fosse vero che il Banco ha perso centinaia di miliardi, e se fosse vero che lo statuto-schifezza consente alla incapace (o fin troppo capace), classe politica isolana di amministrare una banca, (dopo aver dimostrato coram populo di non essere capace di amministrare degnamente neppure una pizzeria), e se fosse vero dunque che l'approvazione 18/10/90 potesse rivestire l'ipotesi di reato sulla quale indagare, e se fosse dunque vero che l'imèputato Porcu avesse tutte le ragioni per sospettare un reato, il pm ESPOSITO, il gip BRIANDA, e poi come subito vedremo il pretore SORO, si disinteressano del vero che è sotto i loro occhi in forma documentale e processano chi (Porcu), s'è opposto alla schifezza vera o presunta.

Ma per stabilire se c'è una schifezza vera o presunta, bisogna semplicemnete leggere gli atti. O meglio, dopo aveli letti, scrivere tre righe di commento.

Ma quelle tre righe di commento che presumibilmente avrebbero fatto crollare il Palazzo o parte di esso, i magistrati ESPOSITO, BRIANDA e SORO non le scrivono.

Difensori di parte civile e statuto.

I componenti il CdA del Banco , che il 18/10/90 hanno subito la minaccia (sic!), si costituisono parte civile, con l'assistenza dei principi del foro prof. Luigi CONCAS e avv. Salvatore PORCU.

Il quali, per ottenere la condanna dell'imputato debbono dimostrare in giudizio che la minaccia telefonica 17/10/0 ha effettivamente intimorito  i loro assistiti tanto da poter compromettere i loro atteggiamente in CdA (altro sic! di Porcu).

Prima sorpresa per l'imputato: i difensori di parte civile dichiarano subito di disinteressarsi dello statuto.
Ma come? Come potevano immaginare, gi avvocati CONCAS e PORCU che imputato, pm e pretore non avrebbero esaminato e valutato lo statuto che era il solo pomo della discordia?

Chi legge queste righe si dia una spiegazione, che io mi sono già data.

I denuncianti sono stati intimoriti, il 18/10/90
.

Fatto sta che per una lunghissima e noiosa prima udienza, i denuncianti testimoniano. Tutti dichiarano che durante la seduta 18/10/90 d'approvazione dello statuto hanno subito un'apprezzabile (penalmente, s'intende), minaccia, nonostante fossero convinti di star facendo operazione del tutto legittima anzi salutare.


ll  PRETORE tenta d'impedire all'imputato di rendere dichiarazioni spontanee. Dopo un vergognosdo battibecco imputato - pretore, l'imputato può parlare, ma sulla richeista urlata del pm il pretore lo costringe a desistere.

Questa è la nostra giustizia, Signori.  

All'inizio della seconda udienza, prima che inizino i lavori, l'imputato chiede di fare dichiarazioni spontanee.
La legge (art. 494 codice procedurale penale), cos'ì s'esprime

Art.494 (Dichiarazioni spontanee dell'imputato).

1. Esaurita l'esposizione  introduttiva, il presidente informa l'imputato che egli ha facoltà di rendere in ogni stato del dibattimento le dichiarazioni che ritiene opportune, purché si riferiscano all'oggetto dell'imputazione e non intralcino l'istruzione dibattimentale. Se nel corso delle  dichiarazioni spontanee l'imputato non s'attiene all'oggetto dell'imputazione, il presidente lo ammonisce  e se l'imputato persoste, gli toglie la parola.

Tanto per non sbagliare, inizialmente il pretore SORO NON aveva avvertito l'imputato del suo diritto di rendere dichiarazioni spontanee. (Ma chi l'avrebbe detto?, ma vi pare?).

Dunque sulla richiesta dell'imputato di rendere dichiarazioni spontanee, il pretore illegittimamente ed a danno dell'imputato, risponde che egli imputato potrà parlare alla fine.

L'imputato PORCU insorge: dica il pretore quale sia la norma che impedisce all'imputato di parlare in corso di processo.
Si apre un increscioso battibecco, che il pretore chiude accordando la parola all'imputato, ma gli intima d'attenersi all'oggetto del processo.

L'imputato Porcu va al microfono: intendo dire perchè, con quali motivazioni, volevo, il 17/10/90 impedire l'approvazione dello statuto. La quale approvazione, a mio modo di vedere era tanto dannosa per il Banco e  la Sardegna da poter costituire un'ipotesi di reato.  
Il pretore tace, sembra rassegnato a che l'imputato spieghi il fatto per il quale viene processato.  

Ma insorge il pm ESPOSITO, che urla: chiedo che all'imputato venga tolta la parola, perchè sta continuando a divagare.

Il pretore subisce le urla del pm, ammonisce l'imputato (trasecolato), e lo costringe a tornare al suo posto senza poter spiegare il fatto per cui è processato.  

E' questa la nostra giustizia, Signori. Dite la verità: avete oggi imparato  qualcosa?

 
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