E' lo statuto il nocciolo, evitato come la peste - EMERGENZA MAGISTRATURA

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E' lo statuto il nocciolo, evitato come la peste

STATUTO BANCO SARDEGNA

FALSO colossale

nella denuncia 12/11/1990 presentata alla procura della Repubblica a carico di Gian Paolo Porcu da IDDA Lorenzo, presidente del Banco di Sardegna, MAZONI Antonio, vice presidente, e dai consiglieri BASSU Antonio, DESSI' Damiano, GUNGUI Pasquale, ISETTA Federico, MASALA Francesco Maria  Maria, MASALA Stefano, PLANTA Lucio, MOLE' Carlo. Assistiti, nella denuncia dal principe del foro CONCAS Luigi. Poi, nei processi a carcico Porcu, assistiti sia dal prof. Luigi CONCAS che dall'avv. Salvatore PORCU, due mastini - principi del Foro.  


La denuncia 12/11/1990 dei componenti il consiglio d'amministazione del Banco contiene un FALSO che ha un impagabile pregio: dimostra, se ce ne fosse bisogno, la confidenza assoluta, l'assoluta sicurezza  che il Potere sardo aveva, (ed ha, fino a prova contraria), nella magistratura.
Il falso sta nella facciata 1 righe 12/13, dove si rappresenta all'amica magistratura, che più amica non si può, che la statuto 18/10/90 è in attuazione della legge Amato.
Tecnicamente (tecnica delle denunce e della trattazione da parte di pm e giudici), c'è da strabuzzare gli occhi, perchè ha dell'incredibile.Ed invito tutti a valutare e riflettere sulla magistratura sarda ed il suo rapporto col Potere, (che per la mia esperienza non è rapporto tra diversi, in quanto a me connsta che la magistratura è il Potere, é una delle sezione del Potere).

Dov'è il falso? Il falso è nel fatto che il nocciolo stesso dello scontro nel Banco del 17/10/90 e delle conseguenti vicende giudiziarie è la natura giuridica, aderenza (sì, dice la denuncia), o no (no assoluto dice Porcu), alla legge Amato, dello statuto 18/10/90.
Gian Paolo PORCU dall'inizio dell'ottobre '90 denunciava, come denuncia oggi, gennaio 2017, che lo statuto votato il 18/10/90 dal CdA del Banco non è stato in attuazione della legge Amato n.218/90. Ma esattamente, dico esattamente , contro la legge Amato, volutamente ed accuratamente neutralizza la legge Amato. Basta leggerlo, lo statuto, per constatare che statuto stesso elude e per quanto riguarda il Banco volutamente  neutralizza la legge Amato, il che di fatto,comportava (ed ha comportato per altri dieci anni) circa), che la classe politica sarda, quella vera, quella più potente, tenesse le su grinfie sul Banco, sulle consociate (SardaLeasing. Numera, ecc.), sui fidi, sul personale, ecc..

A questo punto (denuncia penale 12/11/1990 che aveva al centro lo statuto e l'aderenza alla legge Amato), era mai ipotizzabile che pm e giudici con in mano la denuncia non ne prendessero in esame il nocciolo, l'unica sostanza, che era esattamente lo statuto 18/10/90 del Banco?

In fatto, Gian Paolo Porcu, che aveva detto all'inizio d'ottobre, scritto abbiondantemente a metà ottobre, fatto due telefonate il 17/10/90, presentato esposti alla magistratura perchè lo statuto 18/10/90 neutralizzzava la legge Amato, (la quale apriva la strada alla privatizzazione), è stato per 19 anni tenuto sotto processo (con le imputazuioni che vedremo), sia a palazzo di giustizia (del Potere) che sulla stampa (del Potere). Com'è stato possibile? Tecnicamente facile: in una serie di procedimenti (vedi in questo sito), in cui il nocciolo della questione, cioè la questione stessa era soltanto ed unicamente lo statuto, pm e giudice lo statuto praticamente non lo hanno esaminato. In tutti i procedimenti (salvo uno, ed anche qui blandamente), non c'è un'analisi tecnica dello stauto per dire se è o no conforme alla legga Amato!


Come se in un processo per spaccio di  monete false non ci sia un'analisi ed un giudizio, una frase  che dica se la moneta trovata nelle tasche dell'imputato sia falsa o no! Esattamente!

Chi non ci crede, dopo aver letto nel sito,me lo dica, mi interroghi!  Oppure mi denunci per vilipendio alla magistratura. Io sono qui e risponderò a tutte le domande, il che non  possono fare, e se guarderanno bene, i magistrati!

Signori, o c'è giustizia oppure questa è una mascherata!


Segue una sommaria elencazione, con tanto di numeretti e nomi e cognomi di pubblici ministeri e giudici, dei procedimenti penali nei quali il nocciolo del problema era lo statuto  18/10/90 del Banco di Sardegna.

In tutti i procedimenti penali il su detto nocciolo del problema, che era più che essenziale indagare e sezionare, è stato evitato come la peste da tutti o quasi i magistrati che hanno gestito i procedimenti.

E' mia opinione, e sarà la Vostra, che se lo statuto 18/10/90 fosse stato valutato, come avrebbe dovuto, ognuno dei procedimenti de quibus si sarebbe risolto a mio favore.

Il che, però, avrebbe aperto una voragine colossale sotto i piedi degli amministratori del Banco di Sardegna  (espressione del massimo potere politico isolano), a carico dei quali avevo presentato i miei esposti e che , essi stessi, mi avevano denunciato in data .

Vedete qui la copia della denuncia a mio carico presentata il con l'assistenza del massimo principe del Foro sardo, il prof.avv. Luigi CONCAS, e ditemi se era o non era lo statuto, l'oggetto delle indagini da compiersi dai pubblici ministeri e poi dai giudici.

Ma quest'esame, come già detto, è stato evitato come s'evita la peste.

Vediamo subito come.


Letta la denunzia (ammesso che sia leggibile in questo sito), si può qui rifare mente locale sul punto iniziale delle vicende giudiziarie che sono scaturite dallo scontro del novenbre 1990 nel Banco.

La denuncia 12/11/90 origina a ben quattro processi (cinque anni come imputato!, una delizia anche per la stampa sarda, house organ del Poetere), in cui Gian Paolo Porcu è accusato di "tentata violenza privata".
Per aver tentato (tramite le due telefonate del 17/10/90),  d'impedire  un attto sascrosanto come l'approvazione del testo statutario che, dice farsescamente ed audacemente la denuncia (prima facciata), é "in attuazione della legge Amato" (chi ha avrà la voglia di  confrontare lo statuto 18/10/90 con la legge Amato 218/90 ed  il DM 27/7/1981, dovrà tenersi la pancia dal ridere!).

Gian Paolo Porcu in pretura a Sassari (si vergognino!), viene condannato a sei mesi di reclusione. Condanna confermata in appello a Sassari (si vergognino anche questi!). Annullameto in cassazione (non si vergognino). E finalmente la corte d'appello di Cagliari assolve "perchè il fatto non costituiisce reato". (Non si vergognino ma neppure esultino!).


 
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