Dopo il 18/10/90, Porcu espulso e denunciato - EMERGENZA MAGISTRATURA

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Dopo il 18/10/90, Porcu espulso e denunciato

STATUTO BANCO SARDEGNA
 

Valutato il "nuovo" statuto come disastroso, antidiluviano, e ridicolo nel tempo in cui veniva proposto, Gian Paolo Porcu decide che sia suo dovere di cittadino, professionista e membro del comitato esecutivo del Banco, di fare il possibile per impedirne l'approvazione e l'entrata in fuinzione.

Ben sapendo che un'azione di questo tipo lo avrebbe definitivamente messo in rotta di collisione con il resto del comitato e con tutto il consiglio d'amministrazione, e perfino in rischio di "perdere il posto" in comitato esecutivo.

Visto il testo di statuto approvato interlocutoriamente dal cda il  27/09/90, Gian Paolo Porcu prima verbalmente protesta con i menbri del ce e del collegio sindacale. Poi scrive due "libelli" a li invia ai singoli domicili dei membri del cda.

Uno sui "problemi proceduali irrisolti" ed il secondo sul testo proposto di "nuovo" statuto.

A bocce ferme, il 17/10/90 la situzione recipita.

Nel primo pomeriggio Gian Paolo PORCU, stando a Cagliari, viene sa sapere che il CdA  era stato convocato per l’indomani 18/10/90  per l’approvazione definitiva del “nuovo” statuto.

 

ore 17 e  17.40 Alle ore 17 il componente il comitato esecutivo Gian Paolo Porcu chiama da Cagliari il DG del Banco GIAGU. Nel corso della conversazione durata oltre mezz’ora gli contesta la dannosità generale, dello statuto. Tra l’altro (ma è il danno minimo) c’è la sicura perdita della quota – Amato. E gli comunica che l’operazione statutaria era talmente grave e dannosa che se fosse stata davvero approvata, egli PORCU avrebbe presentato une sposto alla procura della Repubblica di Sassari.  Il dr. GIAGU ammette che lo statuto proposto non era il meglio per il Banco, ma invita il Porcu alla prudenza.

 

lle 17.40 seconda telefonata di PORCU, questa volta  al presidente IDDA, con lo stesso contenuto. IDDA sembra  attonito e non dà alcuna concreta risposta.

 

A 18/10/1990 Il 18/10/90 il cda, fregandosene delle “minacce” di PORCU,  senza tema approva lo statuto. Il cda sapeva quel che faceva.

 

22/10/90, riunione del comitato esecutivo Nuova riunione del ce, tutti presenti . Vero PORCU nessuno esibisce alcuna ostilità. Semmai sono beffardi ma cordiali. Qualcuno esibisce sorrisetti bonari:  “Ma che credi di fare”? “Smettila di fare il dissidente – controllore”.


 

23/10/1990, mattina  La vita del Banco (e del CE) continua  nella normalità quando il 23/1090 scoppia una bomba.


 

LNS (in quel momento ostile a COSSIGA) pubblica in prima pagina, sotto il titolo  DITTATURA IDDA la  notizia d’un predente esposto  alla Banca d’Italia di  Gian Paolo PORCU, che lamentava carenza di trasparenza nella gestione del Banco.

 

23/10/1990, sera Apriti Cielo! La sera stessa si svolge nella sede del Banco,a Sassari, una  lunga conferenza stampa, con  le televisioni locali. PORCU (non invitato) viene accusato di aver detto cose false.


 

Naturalmente L’UNIONE SARDA,  LA NUOVA SARDEGNA, le TV locali , larghe di spazi per il cda e per il presidente, non degnano neppure qualche minuto alle ragioni del PORCU. Riportano solo qualche  brandello che fa confusione,  nulla  dice e nulla di serio fa capire.

 

 Telegramma di PORCU alla procura di Sassari. Pp n.

 

05/11/1990 Come volevasi dimostrare il CdA , senza convocare il PORCU per sentire le sue ragioni, ne delibera l’estromissione dal CE perché “E’ venuta meno la fiducia”.  Il cda delibera anche una denuncia a carico di Gian Paolo Porcu

 

12/11/90 PORCU invia alla procura della Repubblica di Sassari il telegramma prot. 285/91 che sarà seguito da esposto 13/11/90 prot.287/90. Nei due documenti si chiede l’esame dello statuto 18/10/90 ai fini dell’eventuale individuazione di reati. La procura iscrive al n. 223/91.

 

12/11/1990 I componenti il cda presentano alla procura della Repubblica di Sassari  una formale denuncia a carico di Gian Paolo PORCU.
12/11/1990 le firme Le firme sotto la denuncia sono quelle di tutti i componenti il Cda del Banco salvo il dr. Angelino GIAGU:   prof. Lorenzo  IDDA, prof. Antonio MAZONI, rag. Antonio BASSU, dr. Cosimo Mariano DESSI’, dr. Pasquale GUNGUI, avv. Federico ISETTA, dr. Francesco Maria MASALA, dr. Francesco Stefano MASALA, dr. Carlo MOLE’, ing. Lucio PLANTA. Cioè tutti i componenti il cda. Tutti eleggono difensore il prof.avv. Pierluigi CONCAS di Cagliari.
Il dr. MOLE’ firma impropriamente, (ed infatti dopo non parteciperà al processo), perché, non essendo stato presente  alla seduta 18/10/90 non  ha subito la “minaccia” proferita dal del PORCU.

 

12/11/90 Il reato.  Il reato denunciato è “tentata violenza privata continuata” (art.71 codice penale), commessa con le due telefonate 17/10/90 nelle quali, con la  minaccia d’un esposto  alla procura della Repubblica, il PORCU aveva tentato d’impedire un atto sacrosanto come l’approvazione del “nuovo” statuto.

 

Analisi tecnica della denuncia 12/11/90
 Quando io Gian Paolo PORCU vedrò il testo della denuncia, resterò incredulo. Sulle prime ho pensato ad una incredibile cantonata commessa dai denuncianti. Possibile che  si siano esposti ad essere facilmente smentiti , magari rischiando l’ipotesi di calunnia a loro carico?

A chi l’hanno presentata  la denuncia, al pm di Sassari, al giudice delle indagini preliminari e poi al giudice del dibattimento?

Se sì,  con quale speranza che le carenze contenute potessero passare inosservate?).

Rispondo più oltre (Signori lettori, non perdetevi le mie risposte, Vi prego).

 

 Sintesi di quelle che mi sono sembrate incredibili carenze contenute nella denuncia 12/11/90:


 

La denuncia dice che lo scopo del “nuovo” statuto era di adeguare le strutture amministrative e gestionali del Banco in vista della  trasformazione in Spa come previsto dalla cosiddetta  Legge Amato.

Rispondo: FALSO. Come potevano i denuncianti, così bene assistiti, pensare che i magistrati non avrebbero fatto un’analisi tecnica dello statuto per accertare se fosse vera o no la denuncia?

Come potevano i denuncianti pensare che l’analisi tecnica fatta dai magistrati avrebbe concluso che lo statuto 18/10/90 non solo non assecondava forma e contenuti della legge, sopratutto nelle sue conseguenze pratiche sui processi decisionali del Banco, ma era (lo statuto), in ogni sua riga,  diametralmente opposto alla  forma ed agli  scopi della legge Amato 218/90 ed anche della legge 53/1981?

Come potevano i  denuncianti pensare che il denunciato Porcu avrebbe dal canto suo, carte statutarie alla mano, ri-dimostrato quanto sopra?


 

Movente: possibile che i denuncianti, e soprattutto chi li assisteva che il movente che in  denuncia si attribuiva al denuncia era generico, senza alcun fondamento e non poteva essere specificato né dimostrato?

Insomma, come potevano, i denuncianti non immaginare che la loro denuncia sarebbe stata facilmente e clamorosamente smentita?
Movente attribuito (nebulosamente)  al denunciato dai denuncianti. Movente che i denuncianti del 12/11/90 attribuiscono (pag.3, quasi in fondo), al denunciato Porcu “ … motivato dal proposito di imporre scelte personali per ragioni inaccettabili”.

E cioè? Quali sarebbero “le scelte” quali sarebbero le “ragioni inaccettabili”?

Come potevano pensare i denuncianti che i magistrati, in sede di accertamento dei fatti, valutazione della denuncia, accertamento della buona fede o mento,  pretestuosità  o meno delle telefonate 17/10/90, presenza o meno d’attenuanti o aggravanti, i magistrati non avrebbero interrogato il denunciato Porcu? Il quale avrebbe sostenuto, documentando fino alla nausea, che era

 
 
 


 
FALSO  che lo statuto 18/10/90 realizzava la legge Amato,e
FALSO  che lo statuto 18/10/90 preparava il Banco alla forma spa?  Ed avrebbe aggiunto, il denunciato PORCU, che lo statuto 18/10/90 matematicamente ed inconcepibilmente aveva posto il BANCO in condizioni   d’essere escluso,  ope legis, dal riparto  dei  1.800 miliardi (bruscolini!).
 Come potevano dunque i denuncianti del 12/11/90, (che tra l’altro avevano sul groppone la mia denuncia,  che li preoccupava non poco, se era vero quel che hanno personalmente testimoniato nel processo), come potevano sperare che lo statuto 18/10/90 non fosse considerato, da tutti i magistrati che se ne sarebbero occupati, il pomo della discordia, il centro determinante  del processo?
Elenco dei procedimenti penali in cui lo statuto 18/10/0 era parte imprescindibile e determinante Fatto sta che i denuncianti del 12/11/90, espressione dei vertici più potenti della politica sarda, ci hanno azzeccato. In un solo processo (quello d’appello a Cagliari, che fa storia a se) , ed anche qui blandamente, i magistrati hanno esaminato e si sono espressi sullo statuto (cioè su quella che resta e resterà una vergogna politico -giudiziaria). In tutti gli altri, il nocciolo del problema , non è stato praticamente trattato.
Come se in una causa penale per testamento falsificato i magistrati non esaminassero il documento asseritamente falsificato.
 La denuncia 12/11/1990 ha avuto seguiti tragicomici.
Mi  terrà sotto processo come imputato per cinque anni!  Quattro processi:  condanna del pretore di Sassari a sei mesi di reclusione con i benefici, conferma della condanna della CA di Sassari, annullamento con rinvio della cassazione ed infine assoluzione da parte della corte d’appello di Cagliari “perché il fatto non costituisce reato”.

Nessuno dei magistrati intervenuti ha rinviato gli atti al pm per l’ipotesi di calunnia a mio danno, iniziata proprio con la denuncia 12/11/1990



 
 
 
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