Che trovata! Gli amministratori del Banco non hanno paura di nulla! - EMERGENZA MAGISTRATURA

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Che trovata! Gli amministratori del Banco non hanno paura di nulla!

STATUTO BANCO SARDEGNA

Che trovata! Torniamo all'istituzione! Come se nei campi si tornasse all'aratro a chiodo oppure negli uiffici alla penna d'oca.

Dopo alcuni giorni di panico, depressione e condoglianze reciproche, i più irriducibili tra gli ammnistratori (qui intendo i componenti il cda del quale io non facevo parte), si muniscono di furbissimi pareri legali, e scopronono la conferma che lasciando le cose come stavano, per inerzia o solo scrivendo una paginetta di "intenzioni di investimenti" che non avrebbero comportato alcun controllo da parte di nessuno, (dico alcun controllo: è così che Lor Signori spendono i nostri denari!), il Banco una quota l'avrebbe avuta, sui 1.800 miliardi. Quella quota avrebbe costretto il Banco a trasformarsui davvero in società per azioni, (con uno statuto spa!), e consegnare un pacco d'azioni allo Stato che lobby e congreghe permettendo, avrebbe promosso la diffusione delle azioni tra i provati. Ma i dotti pareri legali illustrano che se il Banco (quindi la Sardegna), non avesse avuto alcuna quota dallo Stato, che invece stava in agguato per consegnarla, con le buone o le cattive, la quota, se il Banco non avesse avuto alcuna quota, neppure una lira, almeno per il momento non sarebbe successo niente, e tutto sarebbe continuato come prima. E forse col tempo si sarebbe trovata una soluzione per conservare una poltrona bancaria a certe persone che s'erano riutate di dimostrare di sonoscere la differenza tra il tasso legale e la tassa legale.

Ma, era legalmemte sicuro che per sfuggire e non avere soldi sulla legge Amato
, occorreva o rendersi irreperibili oppure eliminare la condizione di legge per avere denari, che era l'avere uno statuto "impresa",  (che il Banco aveva fin ddal 1982, come aveva solennemente e senza misericordia riconosciuto lo Stato esattamente nella fase d'esecuzione della legge 23/1981, con 25 miliardi piovuti al Banco dal Cielo).

Siccome si stimava che il Banco non potesse rendersi irreperibile perché era iscritto nell'albo delle imrese bancarie ed aveva in funzione numerose sedi tra cui una a Roma, non restava che, inalberando una faccia di tolla pazzesca, deliberare l'adozione d'un nuovo statuto "istituzione", cioè non impresa, e così rendersi non benficiario, ope legis, di un qualsiasi quota sulla legge Amato.

Il che fu fatto: con delibera esplorativa del 26/9/9100 e definitiva del 18/10/90 il cda ha deliberato quella feroce assurdità dell'adozione (che non si fa neppure in Benin), di uno statuto "istituzione".

(Peraltro operazione illegale, perchè come già detto il Banco aveva avuto 25 miliardi  sulla legge 23/1981 proprio per aver adottato uno statuto "impresa", e non aveva alcuna autorizzazione a cambiarlo. Se un priovato per avere un'agevolazione fa una cosa oggi, e domani, ottenuto il beneficio la cambia, rischia un'incriminazione  per truffa. O no?

Dunque il 18/10/90 il cda riadotta uno statuto istituzione. Di qui la reazione del membro del comitato esecutivo Gian Paolo Porcu.



Si vada ora alla pagina successiva, denominata "Perchè e come lo statuto 18/10/90 è stato un disastro annunciato e preparato".
Ma prima si legga la copia (che sta in questa pagina, in alto a destra), del comunicato 9/9/1992 delle quattro sigle sindacali presenti nel Banco. Il comunicato, senza mezze misure, e sfidando i vertici, denunciano (nel terzo blocco di caratteri) i più sfrenati intrecci nepotistici, partitici, clientelarie di loggia.

Pomeriggio del 17/10/1990, con due due telefonate "minacciose" da Cagliari a Sassari, Gian Paolo Porcu avverte chi sta approvando il disastro. E' l'inizio d'una storia - farsa bancaria,  giudiziaria e giornalistica. Che come volevasi dimostrare (e come si tenta qui di dimostrare), dà la misura della pochezza delle nostre classi politiche magistratuali e della stampa isolana. Naturalmenmte chi paga è il popolo sardo, specialmente le classsi deboli.



Già in ottobre '90, Gian Paolo Porcu viene a conoscenza, e resta basito, del segreto di pulcinella: in cantiere c'è un nuovo "statuto" , che è del tipo "istituzione".  E comincia ad agitarsi, verbalmente ed anche con lettere spedite (15 /10 / 90), a tutti i componenti il consiglio d'amministrazione: avete capito bene? Il nuovo statuto è una bufala, tra l'altro farà perdere al Banco i miliardi - Amato. Ma le osservazioni di Porcu cascano in un silenzio glaciale. Improvvisamente, nel poeriggio del 17/10/90 la situzione precipita: l'indomani c'è il consiglio d'amministarzione con all'odg l'approvazione definitva del "nuovo" Statuto, incredibilmente preistorico. Incredibilmente lo statuto è contro tutte le acquisizioni in materia di gestione bancaria e dichiaratamente contro le leggi 23/1981 e 218/90, e contro tutti i valori, le esperienze, le esigenze e le dottrine racchiusi in dette leggi.


Nel pomeriggio del 17/10/90 Gian Paolo Porcu fa un disperato tentativo. Da Cagliari (a Sassari), telefona prima al direttore generale dr. Angelo GIAGU, (durata: mezz'ora circa), poi al presidente prof. Lorenzo IDDA (pochi minuti): "se domani approvate il nuovo statuto, che come sapete è palesemente disastroso per il Banco e la Sardegna, e palesemenete studiato e fatto per mantenere le posizioni di potere bancario di chi io statuto intende approvare, io presento un esposto alla procura della Repubblica di Sassari."



 
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